Di seguito proponiamo in italiano la recensione di Michael Graf, pubblicata dalla rivista tedesca GameStar, di “Arcania: Gothic 4”.
Arcania si chiama Gothic 4, ma non ha molti dei pregi dei suoi precedessori. Tuttavia, non è quella la cosa grave. Il fatto che Arcania non abbia neanche molti dei pregi classici dei giochi di ruolo invece sì.
Già nei primi cinque minuti, Arcania: Gothic 4 cerca di dare un'idea di tutto ciò che sbaglierà più avanti nel gioco. Nel mini-tutorial — un sogno dell'eroe — si affrontano orde di guerrieri scheletrici. Senza una vera sfida, senza un vero motivo: un compito inutile ed obbligatorio. Non c'è dubbio, il gioco migliora di seguito: sviluppa un suo flusso, una sua dinamica, funziona. Ma non cattura l'attenzione e non convince.
A pensare però che tutto sarebbe potuto, anzi sarebbe dovuto, andare per il verso giusto. Dopo un Gothic 3 eccessivamente ambizioso e catastrofico nell'esecuzione, lo sviluppatore Piranha Bytes ed il publisher JoWooD si erano separati. JoWooD aveva ottenuto i diritti sulla saga ed aveva riunito un team esperto, lo studio Spellbound di Kehl, che avrebbe potuto riportare il nome di Gothic ai fasti del tempo. Questa era la situazione tre anni fa.
Nel frattempo Piranha Bytes è andata avanti: Risen è considerato un “Gothic migliorato”, proprio perché capace di far rivivere lo charme della serie, ma senza magagne tecniche. Soprattutto grazie al fatto che gli sviluppatori moderarono le loro ambizioni dopo la Waterloo di Gothic 3, riportandosi sostanzialmente ai livelli di Gothic 2.
Arcania, il “Gothic 4” ufficiale, si rivela essere una specie di paradosso. Spezza le catene di molte tradizioni della saga di Gothic ed al tempo stesso probabilmente fallisce per le stesse ragioni del suo diretto predecessore: anche Arcania sembra eccessivamente ambizioso e fin troppo grande. Si nota subito che il gioco non è completo, anche se stavolta ci viene risparmiata l'odissea di bug che avevano accompagnato il precedente episodio. Al suo posto invece, troviamo un gioco eccessivamente monotono.
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