L'oste vacillante

Di Hans-Jörg Knabel

Armature a piastre
Bozze di due diverse armature dei paladini appartenenti all'armata di Rhobar III.

(Fonte originale)

Thunk.

Legno contro pietra.

Thunk. Thunk. Thunk.

Murdra alzò lo sguardo dalla pentola e diede un'occhiata in direzione di Belgor. Egli stava zoppicando verso il tavolo dove Feren e i ranger erano seduti. Si sta abituando alla nuova gamba, ella pensò. Le stampelle stavano nell'angolo della credenza. Erano due settimane che lui non le toccava. Belgor faticava ancora a stare in equilibrio e barcollava mentre camminava, ma la gamba di legno non scivolò più via, come era stato all'inizio, ed era passato un po' di tempo dall'ultima volta in cui era caduto sbattendo il viso contro il suolo.
Craglan gli fece un cenno comprensivo e gli avvicinò una sedia. Belgor si sedette al lato del capo ranger con un gemito e fece scorrere la sua gamba di legno sotto il tavolo.
«Ah, l'oste vacillante», derise Feren.
Belgor lo ignorò. Dalla notte in cui attaccò la bestia d'ombra - armato solo di una torcia e un forcone - molti clienti abituali avevo iniziato a deriderlo, chiamandolo storpio, mezz'uomo, considerandolo inadatto a mandare avanti una taverna. Feren non era l'unico, ma era lontano dal peggiore. Si divertiva inventando diversi nomi per Belgor, come "oste vacillante", "stupido gamba di legno", e "piede di forca".
Dovrebbe essere cacciato fuori a calci, il mascalzone, pensò Murdra. Ai suoi occhi, Belgor era più uomo ora di quanto lo fosse stato mai; le aveva dimostrato che era un eroe. Lungi da essere un difetto, la gamba di legno era invece un segno di distinzione, un'insegna d'onore fatta a mano per suo marito in seguito a un ordine del re, un segno della gratitudine del monarca. Ella mise un'ultima porzione di stufato nella ciotola che aveva appositamente preparato per Belgor e si diresse fuori dalla cucina, ciotola in mano. Dopo aver afferrato la sua scopa mentre attraversava la porta, si trascinò al tavolo.

«Di cosa state parlando?» Chiese Belgor mentre Murdra gli serviva lo stufato.
«Nulla di particolare», disse Feren con tono annoiato, giocherellando con i suoi anelli. «Nulla di cui dovrebbe preoccuparsi uno storpio.»
Murdra aggrottò le sopracciglia, prendendo la sua scopa, e cominciò a pulire via il fieno umido attorno il tavolo con grandi, furiose bracciate.
Craglan rivolse a Feren uno sguardo d'acciaio. «Parlavamo del nuovo re», disse a Belgor. «Lassù, nel continente.»
«Si fa chiamare Rhobar III», aggiunse Ricklen. «Un nome non molto originale, se me lo chiedete.»
«Hai certamente ragione a proposito», concordò Feren.
«Non so», rifletté Craglan. «I re scelgono i loro nomi attentamente. Come tu puoi aver sentito, non si fa semplicemente chiamare re di Myrtana, ma re di Midland. Fidatevi di me, amici miei - c'è una tempesta in vista, con quel nome dichiara esplicitamente una cosa: intende riunire il vecchio regno. E non dimenticate che le isole meridionali facevano parte del regno!»
«Stando alle voci», intervenne Jilvie, «è alto due passi e brandisce una spada eccellente con una mano.»
«Sì», aggiunse Ricklen. «ho sentito che sfida a duello ogni uomo che incrocia la sua strada. È solo un bruto gigante... qualcuno avrà la sua testa molto prima che possa mettere piede sulla nostra isola.»
«Se è un bruto o no, io non posso dirlo», s'intromise Craglan, «ma da quello che ho sentito, dovrebbe non solo essere un maestro spadaccino, ma anche un uomo dotato di sangue freddo e un valido stratega. La gente di Myrtana lo sostiene dato che ha promesso una pace duratura.»
«Abbiamo già la pace qui», disse Jilvie. «Non abbiamo bisogno di un re di Midland!»
«Certo che no», concordò Craglan. «Ma sul continente la situazione sembra piuttosto cupa. Ovunque ci sono guerre in corso.»
«Cos'è, invece, la storia dell'aquila che accompagna il suo esercito ovunque egli vada?» chiese Ricklen.
«Non so nulla a riguardo, ma in ogni caso Rhobar III ha scelto un'aquila come suo emblema», replicò Feren. «E la sua campagna contro gli orchi era benedetta dagli dei - egli li ha cacciati da Myrtana e Thorus ha abbandonato il continente con una manciata di scagnozzi.»
«Lui sta per tornare a Torgaan per mare», disse con voce acuta Jilvie.
«Be', spero che non stia venendo qui», disse Belgor. «L'ultima cosa di cui abbiamo bisogno è un gruppo di orchi guerrafondai!»
«Che dirti Belgor», disse Feren con un sogghigno. «Se fossi in te, non è degli orchi che mi preoccuperei. Con quel tuo piede di forca, un qualunque pastorello potrebbe dartele di santa ragione.»

Scudo con aquila
Scudo con un'aquila, il simbolo di Rhobar III.

La conversazione sfociò in difficile silenzio. I ranger si scambiarono sguardi imbarazzati. Quel maiale, pensò Murdra.
«Se sono guai, che stai cercando, Feren, puoi averli!» Tuonò Belgor, sbattendo il pugno sul tavolo così forte che lo stufato si rovesciò. Egli provò ad alzarsi, ma Craglan lo tenne giù con una mano sulla sua spalla.
«Non farlo», mormorò il ranger.
Spostandogli la mano, Belgor si trascinò su. «Sì!» urlò al giovane mercante. «Ho solo una gamba! Anche un topo talpa potrebbe vederlo! Ma una gamba è tutto quello che mi serve per cacciarti fuori a calci dalla mia taverna!» Si rimboccò le maniche e zoppicò attorno al tavolo, i suoi occhi fissi su Feren.
«Non penso proprio», disse Feren tranquillamente, alzandosi.
«Aspetta, Belgor», disse Craglan. «lo butterò fuori per te.»
«Fermo!» replicò Belgor. La sua gamba di legno era fermamente piantata sul pavimento di pietra, come una quercia. Feren sorrise. Belgor non esitò - si buttò verso Feren cercando di colpirlo con un gancio destro, ma Feren indietreggiò semplicemente. Belgor perse l'equilibrio, la gamba di legno scivolò di lato, incastrandosi in una crepa tra due pietre del pavimento. Inciampò, ma non cadde. Belgor attaccò di nuovo, questa volta con la sinistra, ma Feren bloccò facilmente il colpo e si portò agilmente a lato di Belgor, calciando la gamba di legno sotto di lui. Belgor cadde e batté la faccia contro il pavimento di pietra con un rumoroso tonfo.

L'eroe di Murdra era caduto. Ora è andato troppo oltre, lei pensò, afferrando la sua scopa con tutt'e due le mani. «Fuori!» Sibilò a Feren. «Non sei più benvenuto qui!»
«Pensaci, Murdra», disse il giovane mercante, ridendo. «Vuoi veramente fare a meno del mio oro?»
Maledetto il tuo oro, lei pensò, colpendo la faccia di Feren con la scopa. Le setole di betulla percossero guance, labbra e occhi.
Feren inciampò indietro, interrompendo la risata.
«No. Sto... sto per buttarlo fuori!» Belgor gemette, faticando per alzarsi.
Murdra lo sentì, ma non poteva aspettare. Si buttò su Feren come un'arpia furiosa, colpendolo a sinistra e destra. Feren indietreggiò, provando a bloccare i suoi colpi, ma Murdra pressava addosso proprio come il re nello scontro con la bestia d'ombra, con una scopa e un grembiule in guisa di una mazza e una maglia di piastre. Sopraffece Feren, e le setole della scopa sbatterono sulla faccia di Feren, lasciando striature insanguinate sulle sue guance e la sua fronte. Egli si voltò verso la porta e tentò di fuggire, ma Murdra non mollò. Feren inciampò, ma riuscì a riprendersi afferrando il telaio della porta. Con un feroce colpo, Murdra catapultò Feren fuori dal portico, facendolo volare in avanti nella sporcizia.
«E non pensare di far vedere di nuovo la tua faccia qui in giro!» urlò Murdra e sbatté la porta chiudendola.
Si girò e vide che Craglan stava aiutando Belgor ad alzarsi. «Non preoccuparti per quelli come lui», egli disse con un sorriso confortante. «Non ne vale la pena.»

Belgor sbuffò. La pelle sul suo zigomo era gonfia e stava diventando viola. Evitò gli sguardi di Craglan e di Murdra e si diresse verso le scale, sguardo basso, con la gamba finte che picchiava contro il pavimento di pietra...

Thunk. Thunk. Thunk.

Murdra lo guardava andare, stringendo ancora la scopa. Belgor zoppicava su per le scale, sparendo dalla sua vista, ma lei poteva sentire il lento battere della sua gamba di legno contro il pavimento di legno del passaggio coperto.

Thunk. Thunk. Thunk.

La porta della camera da letto sbatté chiudendosi.

Thunk. Thunk.

Qualcosa di bagnato scorreva giù dalla guancia di Murdra. Non si era sentita così da molto tempo.

Thunk.

«Non posso fare nulla a proposito», disse a Craglan, e si asciugò la faccia con la manica.

Traduzione in italiano di Mighty_Alien_Dwarf.


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