Murdra

Da Hans-Jörg Knabel

Taverna

(Fonte - Fonte originale)

Caratteristiche di Murdra
Razza/Sesso: Umana/Donna
Età: 35
Regione: Stewark
Ruolo: Padrona della taverna "Cleaved Maiden" / leader della gilda locale dei mercanti
Carattere/Aspetto: Robusta, burbera, grezza. Pensate ad un mattarello che colpisce il vostro mento. Maniche arrotolate, grembiule sporco. Brutta. Quando si tratta di uomini bada all'aspetto ed alla ricchezza (una cattiva conquista per il marito).

Ostinata. Difende la sua posizione anche se sbagliata (per esempio quando ritiene che "Xardas" si chiami "Wardas").
Particolarità: Giocherella con la sua saliva nella bocca.
Sputa come segno di rabbia o di trionfo (ad esempio su suo marito).
Usa una grammatica scorretta e fa errori idiomatici.
Omette molte lettere.
Tende a strutturare in modo diverso le frasi ("Soffocàti, è ciò che tutti dovrebbero essere!")

Soffocàti, è ciò che tutti dovrebbero essere!

Murdra sgusciò tra la folla con le sue caraffe di idromele, accompagnata da roche risate. Nessuno che beve ma stanno tutti in mezzo in mezzo ai piedi e io devo fare le acrobazie! Gettò sopra la testa di Elgan le caraffe, che caddero sul tavolo così forte che l'idromele si sparse sul legno di quercia. Elgan spostò la sua sedia, diede una lunga occhiata alla sua pipa e sorrise a Murdra rivelando i suoi sudici denti. «Sei di cattivo umore oggi, vero Murdra?» disse mentre il fumo della sua pipa usciva dal naso e dalla bocca.
«Continua e non avrai altro», replicò Murdra arrabbiata, «e potrai fumare quella tua pipa da solo sotto la pioggia.» Attraversò la sala comune e ritornò nella sua cucina. Elgan le urlò dietro qualcosa, ma la sua voce si perse nel vociare della folla. Alle spalle di Murdra uno dei suoi clienti abituali rise con gusto. Buttati fuori, è ciò che tutti dovrebbero essere!, si disse Murdra - quindi si sentì strattonare la gonna.
Che nervi! Murdra si girò con occhi infuocati. Feren, il giovane mercante di Stewark che passava alla "Cleaved Maiden" ogni settimana, le sorrise. «Siediti con me, Murdra», disse indicando una sedia vuota al suo tavolo.
«Ti piacerebbe!» Murdra rispose e si girò per andarsene, ma la mano di Feren afferrò il suo avambraccio nudo. Aveva una mano soffice e affusolata, senza alcun segno di sporco. Murdra sentì un brivido lungo la schiena.

«Vieni», disse Feren continuando a tenerla.
Be', dopo tutto è abbastanza carino, pensò Murdra guardando la sua mano. E ha anche degli anelli.
«Solo per un po'», decise e si sedette al tavolo di Feren.
«Mio zio è tornato sull'isola», disse Feren a Murdra battendo con le sue dita sul dorso della sua mano. I suoi anelli d'oro si muovevano in modo seducente sotto la luce delle candele. «E' arrivato ieri da Vengard.»
«Huh», replicò Murdra immaginando come sarebbero stati quegli anelli se li avesse infilati lei.
«Ha detto che gli Orchi sono sconfitti, ed è tornato con molte storie dell'eroe senza nome e di Xardas il mago.»
«Wardas», disse Murdra. Feren la guardò attonito. «Wardas, è così che si chiama il mago», disse Murdra decisa. «Lo sanno tutti!»
«Mio zio ha detto...»
Murdra scosse la testa. Carino ma abbastanza sciocco, pensò. I suoi anelli non possono aiutarlo in questo. Crede a ogni parola dello zio e non sa manco come si chiama il mago.
«Comunque mio zio mi ha detto che Xardas...»
«Non voglio saperlo», disse decisa Murdra e si alzò dalla sua sedia. «Tuo zio manco sa il suo nome, che storie pretende quindi di raccontare?»

Murdra

Feren stava per replicare ma lei si era già voltata e guardava la sala comune notando alcuni clienti che reclamavano da bere. «Sì, sì», grugnì Murdra, «Ve ne porterò finché ne avrete abbastanza» Quindi andò in cucina.
Belgor stava aspettando dietro al bancone, con una mannaia nella sua mano callosa. Guardò Murdra con uno sguardo assassino. Questo qua non ha nessun anello, pensò Murdra arrabbiata.
«Cosa c'è?» gli chiese.
«Eri di nuovo seduta con un uomo?»
Sospirò seccata. Non avrei dovuto sposarlo, che marito è che non ha manco un anello?
Belgor aspettava una risposta. Murdra poteva sentire la sua rabbia e la sua gelosia. Ma c'era un luccichio nei suoi occhi, che tradiva la sua speranza che lei non si fosse seduta con un altro uomo.
«Nessuno che ti riguardi» sbottò. Il lucchichio di speranza di Belgor morì. Lui sbatté la sua mannaia sulla lonza di maiale che stava affettando e uscì dalla porta sul retro, afferrando la sua pipa. Nuove richieste per l'idromele arrivarono dall'altra stanza. Fumare è la cosa che gli riesce meglio, pensò Murdra. E io devo fare tutto il lavoro! «Che Beliar se lo prenda!» sbuffò. Afferrando le caraffe già riempite si diresse verso la sala comune dove fu accolta da un coro di risate.


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