Il guerriero nero

Di Hans-Jörg Knabel

Ascia da battaglia e scudo
Ascia da battaglia e scudo

(Fonte originale)

«Sta' zitto, Morra!»
Elgan teneva lo sguardo fisso attraverso la finestra mentre, a bocca aperta, faceva scendere il cucchiaio sul piatto. Murdra si girò su se stessa con la scopa, rivolgendo a sua volta lo sguardo verso la finestra. Non può essere, pensò. Nel suo cortile si trovava un orco. Non si trattava di un orco come quelli che Murdra conosceva, bestie curve su loro stesse e vestite con pochi stracci, gli occhi da animali selvaggi. Era invece un fiero ed alto guerriero, con una folta barba nel viso da orco ed una pesante armatura di cuoio. Aveva uno scudo rotondo sulla schiena - ed una enorme ascia da guerra. Non può essere, pensò Murdra nuovamente, perché nel suo cortile non c'era soltanto un orco, ma almeno due dozzine di orchi simili al primo.
«Non entrerete di certo in casa mia!» Murdra udì gridare Belgor, che si era messo tra gli orchi e l'ingresso alla taverna con un paio di boscaioli. Un profondo brontolio attraversò il cortile. Gli orchi ridevano.
«E chi ci fermerà, storpio?» tuonò l'orco che Murdra aveva visto per primo.
Belgor si voltò verso i boscaioli che lo accompagnavano. Non sembravano molto sicuri di sé. «Non entrerete a casa mia!» ripeté Belgor sottovoce, anche se con aria di sfida. Murdra riusciva a vedere dalla finestra come gli tremava la gamba di legno.
«Cosa succede là fuori?» chiese Rauter, che sedeva nella parte lontana della sala. Che fortuna, pensò Murdra girandosi verso Rauter. Non era da solo al suo tavolo. Quasi tutta la gilda dei combattenti di Stewark si era radunata nella "Cleaved Maiden", per il loro incontro annuale. Venti uomini armati.

«Ci sono degli orchi nel cortile!» Murdra gridò a Rauter ed agli altri combattenti. «Molti orchi!»
«Degli schiavi o degli orchi di Silverlake?» chiese Rauter senza scomporsi.
Murdra scosse la testa. «Né l'uno né l'altro», rispose. «Guerrieri armati, con scudi ed armature!»
«Cosa?» esclamò Rauter sorpreso. «Da dove vengono?» Il resto della gilda era già in piedi, tutti intenti a raccogliere le proprie spade e le asce raggiungendo la porta. Murdra tornò ad osservare la scena dalla finestra. Gli orchi marciarono attraverso il cortile, mentre Belgor ed i boscaioli si ritraevano passo dopo passo. D'un tratto si aprì la porta della taverna ed i combattenti della gilda si riversarono verso l'esterno, superando Belgor ed i boscaioli.
Gli orchi esitarono.
«Non siete i benvenuti qui», urlò Rauter sollevando la sua spada. «Sparite!»
Un grugnito provenì dal gruppo di orchi. Scudi ed asce vennero impugnate. «L'avete sentito?» tuonò uno di loro. «Il morra vuole sanguinare!» I guerrieri orchi risero. «Allora io dico di farlo sanguinare!» esclamò un altro di loro. Le asce cozzarono contro gli scudi. Un forte grido coprì il rumore «Smettetela!»

Soltanto ora Murdra notò un uomo, ad un paio di passi dietro al gruppo di orchi. La sua pelle era scura, quasi nera; il suo corpo muscoloso era coperto di cuoio e metallo. L'ascia bipenne era ancora legata alla sua schiena. Un guerriero nero, pensò Murdra brevemente. «Non ci servono altre perdite», esclamò il guerriero mentre si spintonava attraverso le fila degli orchi. «Non ora!»
«Combattiamo quando vogliamo!» urlò un orco particolarmente alto con delle zanne enormi ed un'ascia a due mani in una mano. «Non sei tu a dare gli ordini qua!»
«Non ti sto ordinando niente, Erhag», rispose il guerriero nero. «Ti sto soltanto dando un consiglio. Non possiamo fuggire per sempre. Prima o poi dovremo combattere! Ed allora ci servirà ognuno di questi orchi!»
«Chi dice che stiamo fuggendo?» tuonò Erhag con un ringhio infuriato. «Un orco non fugge mai!»
«Chiamalo come vuoi. Io dico che stiamo fuggendo!» lo schernì il guerriero. «Siamo fuggiti con la nave, da Myrtana, verso il nord del Varant. E poi? Cosa abbiamo fatto quando Rhobar è sceso verso sud? Ci siamo battuti? No! Siamo fuggiti di nuovo, verso Ben Sala, Mora Sul, per mesi - macché - anni!»
«Silenzio, Morra!» gridò Erhag a squarciagola. Il suo viso era una maschera di odio.
I combattenti della gilda si guardavano confusi come gli orchi che li fronteggiavano. Murdra vide Rauter fare un cenno ai suoi amici. Sembrava che volesse vedere come sarebbe andata a finire. «Non essere sciocco Erhag!» continuò il guerriero nero. «Lo sai bene che Rhobar sta assediando Mora Sul con soltanto una parte del suo esercito. Il resto si è imbarcato. I tuoi esploratori lo hanno visto. Quanto tempo ci vorrà perché approdino su quest'isola? Un paio di settimane? Un paio di giorni? Sarà qui prima o poi! Io dico che dobbiamo combattere, prima che Rhobar conquisti anche l'ultima delle isole libere, e non possiamo permetterci di perdere uomini in scontri inutili contro dei contadini.»

«Thorus ha ragione», si immischiò un altro orco. Non sembrava un guerriero, o perlomeno non impugnava nessuna ascia, ma soltanto un bastone nodoso.
«Sei sempre stato pronto a leccare gli stivali ad un Morra, Grosch!» grungì Erhag mostrando le zanne.
«Vuoi sfidarmi?» ringhiò Grosch. L'orco si trovava in pieno sole, ma la luce attorno a lui sembrò annerirsi. Erhag lo fissò, pieno d'ira, ma con una scintilla di paura negli occhi. Un brontolio prolungato e profondo uscì dalle sue fauci. Sputò sul terreno davanti a lui. «Qual è il consiglio del Morra stavolta?»
«Argaan è conosciuta per le sue fortezze. Le isole più a sud offrono soltanto la giungla come difesa. Io suggerisco di rimanere qui ad Argaan e di unirci alle forze dell'isola, per affrontare Rhobar ed i paladini!» esclamò Thorus.
«Un'alleanza con i Morra, eh?» chiese Erhag, ridendo. «Mai!» Fece scorrere lo sguardo sugli altri orchi ed affermò: «Io dico, andiamo in montagna e combattiamo come orchi - liberi e con onore!» Alcuni orchi fecero nuovamente cozzare le proprie armi contro gli scudi, ma erano solo in pochi. La maggior parte rimase a fissare Thorus e Grosch.

«Vuoi andare?» rispose Thorus con sdegno. «Allora vattene - e muori come un cane. Io rimarrò a combattere, con un esercito alle spalle!»

Thorus
Thorus

Per un istante il silenzio immerse il cortile della "Cleaved Maiden".
«Dico di seguire il consiglio di Thorus», la voce di Grosch ruppe il silenzio.
Con questo la decisione era stata presa. Le asce percossero gli scudi. Erhag spinse da parte un orco più piccolo e si diresse verso il cancello con passi pesanti. Poi si fermò, voltandosi per guardarsi alle spalle. «Io andrò verso le montagne», urlò, «chi vuole può seguirmi. Il resto», sputò, «che lecchi pure gli stivali dei Morra!». Dopodiché proseguì sulla sua strada.
Un mormorio si sollevò tra gli orchi. Un paio sembravano voler seguire Erhag. L'ombra che copriva Grosch si fece più scura. «Lasciateli andare - e morire», disse Thorus. Grosch lo guardò truce. Poi l'ombra si dissolse e tuonò «Andate!»
Cinque orchi lasciarono il cortile della "Cleaved Maiden", seguendo Erhag nella foresta. Thorus continuò a guardarli per un momento, girandosi infine verso Rauter.
«Chi è il signore della guerra più potente dell'isola?» chiese.
«Si tratterebbe di Ethorn VI, il re di Argaan, straniero», rispose Rauter, tenendo ancora la spada in mano.
«Dove posso trovarlo?»
«Sulla costa ad est», disse. «A Setarrif, la casa della sua famiglia. Puoi seguire la strada costiera verso sud. Oppure dirigiti verso nord, attraverso Thorniara.»

Il guerriero nero annuì pensosamente. «Riponete le vostre asce», ordinò agli orchi. «Andiamo avanti!» Si girò su se stesso e si diresse verso il cancello. Gli orchi lo seguirono. Murdra continuò a guardarli, mentre sparivano attraverso il cortile. Anche diverso tempo dopo che l'ultimo orco era sparito, Murdra continuò a fissare la nube di polvere che i loro stivali stavano sollevando sulla strada lungo la costa. Poi sentì il cucchiaio di Elgan muoversi sul piatto. «Mi farebbe comodo un po' di zuppa adesso», proferì Elgan. «Ed un altro bicchiere di idromele!». Murdra annuì. Uno ad uno i combattenti della gilda stavano rientrando in taverna. Anche altre voci si unirono a quella di Elgan nel richiedere dell'idromele. Murdra si trascinò in cucina a passi pesanti. Soltanto ora si accorgeva di quanto le gambe le tremassero. Arrivata in cucina, fece un paio di respiri pronfodi. Prese un paio di bicchieri dallo scaffale, disponendoli davanti a lei sul tavolo. Sentì la gamba di legno di Belgor attraversare il pavimento della cucina. La sua calda, forte mano si fermò sul suo didietro. Murdra si girò verso di lui e sospirò. «Come dico sempre: sei un eroe», sussurrò.

Belgor sorrise.

Traduzione in italiano di Lck84.


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