Vipere del Sangue

Di Hans-Jörg Knabel.

(Fonte originale)

Murdra aveva appena finito di vomitare anche l'anima, quando con gran fretta tornò in cucina dalla grotta del magazzino assieme a Rauter. Ora si trovava dietro al bancone, ascelle bagnate di sudore, un sapore amarognolo nella bocca appiccicosa e cercava a tastoni il tocco della gamba di legno, che aveva fatto stivare in mezzo alle zuppiere poco dopo la morte di Belgor in modo da averla sempre vicina. Le sue dita toccarono la gamba di legno, ma non servì a tranquillizzarla. Stanno arrivando, pensava, e soltanto: Stanno arrivando! Nella sua immaginazione la Cleaved Maiden era già ridotta ad un cumulo di macerie e della gamba di Belgor non rimaneva che un mucchietto di cenere. "No!" mormorò Murdra decisa, tirando la gamba fuori da sotto al bancone. La salverò, giurò a se stessa. Non importa ciò che accade! Strinse la gamba più forte mentre lasciava girare lo sguardo in giro per lo stanzone.

Dinnanzi alla grande finestra si accalcavano gli avventori, premendo i loro nasi contro il vetro ed indicando a gran voce i segni che i lembi di nebbia a volte rivelavano, a volte celavano.
"Vele!"
"Dove?"
"Da quella parte, sono almeno dieci!"
"Non riesco a vederle!"
"Ma sei cieco?"
"Quelli lì? Sono soltanto alberi."
"Credi forse che non riesca a distinguere alberi da vele, eh?"
"Non serve a niente!" la voce di Rauter tuonò sulla sala. "Questa maledetta nebbia ci prende soltanto in giro, giusto? Faremmo meglio a spegnere le luci, così almeno non ci troveranno!" Un mormorio sommesso di approvazione attraversò la folla, mentre le prime candele e torce venivano spente.
"Perché non lasciate accesa la luce?" chiese una voce, del tutto sconosciuta a Murdra. Soltanto ora infatti notò lo straniero seduto ad un tavolo di fronte all'ingresso, non lontano dal bancone. Indossava una camicia bianca con le maniche larghe, una veste marrone di pelle ed aveva legato i suoi lunghi capelli grigi in una coda. Davanti a lui, sul tavolo, si trovava appoggiata una sciabola con una magnifica elsa.
Anche questo per giunta. Un pirata!
Rauter rimase in piedi accanto al tavolo del pirata. "Arriva la gente da Myrtana ad attaccarci", spiegò. "Dobbiamo proteggerci, non trovi?"
"Rimanendo al buio?"
"Così non troveranno la taverna!"
Il pirata non sembrava particolarmente convinto. "Se vengono veramente da Myrtana, conoscono la taverna e sanno dove vi trovate", affermò. "E se non la dovessero trovare stasera, lo faranno domattina."
"Maledizione, mi sà che hai ragione, giusto?" imprecò Rauter. "Cosa dovremmo fare?"
"Niente", rispose il pirata.
"Niente?! Ci massacreranno!"
"Non siete soldati", rispose il pirata. "I paladini si limiteranno a spaventarvi un po' ed a raccontarvi storie sull'ordine e su Innos. Ma non vi faranno niente."
"Ho sentito dire ben altro", si intromise Grengar, in piedi accanto agli altri due e con una ascia da boscaiolo in mano, che stringeva nervosamente.
"Voci e pettegolezzi", rispose il pirata.
Grengar aprì la bocca per ribattere, ma un forte "Psst!" lo fece rimanere in silenzio.
"Sento passi dal cortile", sussurrò qualcuno.
"I Myrtaniani."
Stanno arrivando!
"Non sono i Myrtaniani", disse il pirata. "Quello è un amico."
"E come fai a saperlo?" disse scontroso Grengar.
"Lo conosco da un pezzo", rispose. "So benissimo come suonano i suoi passi."
"Stai mentendo", sibilò Grengar. "Sei uno spione, vuoi consegnarci ai Myrtaniani. Ma noi boscaioli di Stewark non ci facciamo prendere per il culo!" Sollevò l'ascia e si posizionò davanti alla porta a gambe large, pronto a colpire. Tutti fissavano Grengar, anche Murdra, che notò come le sue braccia tremassero lievemente.
E poi la porta si aprì.

Il guerriero nero
Il guerriero nero

Che Innos ci aiuti, pensò Murdra stringendosi la gamba di legno al petto. Dall'uscio entrò un guerriero muscoloso dalla pelle scura. Indossava un pesante vestito di cuoio ricoperto di piastre metalliche, ma che lasciava libere le sue braccia nerborute. Una potente ascia bipenne si stagliava sulle piastre della spalla destra. Murdra aveva già visto prima un guerriero nero, ma quello non aveva avuto un'ascia del genere sulle spalle. Nella mano sinistra il guerriero teneva un guanto di metallo, dal quale scendevano gocce di sangue.
Grengar non si muoveva. Il guerriero nero rimase fermo, raggrottò lievemente la fronte e fissò curioso il boscaiolo e l'ascia che teneva in mano. "Cos'è quello?" chiese tranquillo, indicando l'arma con un dito.
"La m... mia ascia", balbettò Grengar.
Il guerriero rise. "E quella dovrebbe essere un'ascia, piccoletto? Quella è un'accetta." Portò il dito ad indicare dietro alla sua spalla. "Questa... è un'ascia!" E così lasciò Grengar senza degnarlo di un secondo sguardo, dirigendosi verso il tavolo al quale sedeva l'altro straniero. Grengar abbassò le braccia, fissando impotente il guerriero. La sua fronte era imperlata di sudore.
"Ecco", disse il guerriero nero quando raggiunse il tavolo, facendo cadere il guanto metallico sul tavolo con un gran fracasso. Un serpente, rosso come il sangue che stava raccogliendosi in una pozza sul pavimento, decorava il dorso del guanto. Il pirata esaminò brevemente il simbolo. "Vipere del sangue", disse.
"Circa due dozzine", tuonò il guerriero. "Sono arrivati con due barche, sotto alla spiaggia. Adesso si stanno radunando ed hanno mandato un paio d'esploratori. Uno l'ho beccato. Si era preso una ragazza."
"Jilvie?" chiese Rauter preoccupato.
"Cosa ne dovrei sapere io?" rispose il guerriero. "Ha vomitato quando ho staccato la mano al morto e poi è scappata nella nebbia."
"Queste Vipere... sono Myrtaniani, giusto?" chiese Rauter.
Il pirata annuì con la testa. "Sono soldati, uomini di Drurhang", disse. "Non hanno una buona fama."
"Cosa vorresti dire?" chiese Grengar.

Il guerriero nero scrutò all'indietro oltre la sua spalla. "Adesso, piccoletto, puoi farci vedere quanto vale la tua accettina", disse brevemente, allontanandosi quindi dal tavolo e salendo le scale che conducevano al piano di sopra della taverna.
"Fagli prendere un bello spavento, amico mio", esclamò il pirata al suo amico, "ma aspetta che un paio di loro siano entrati in sala."
"Sì, sì", grugnì il guerriero continuando a salire le scale. "Sì, sì". Murdra non riusciva più a vederlo. Soltanto i suoi passi pesanti attraversavano il pavimento del soppalco. Dal di sopra risuonò un forte rumore, seguito subito dopo da uno scricchiolio di legno. Mi farà a pezzi la ringhiera, quel cane pensò Murdra fissando scoraggiata un pezzo di legno caduto giù fino al pianoterra.
"Quindi uno scontro è inevitabile, giusto?" domandò Rauter.
"Sì" rispose il pirata. "Chi dispone di un arco farà meglio a salire le scale e sparare a tutto ciò che si muove nel cortile. Il resto di voi è meglio che si nasconda nella stalla e che attacchi le Vipere del Sangue dal retro. Ma aspettate di sentire il mio amico lì sopra urlare. Sarà il nostro segnale."
Gli uomini si allontanarono dal tavolo. Alcuni seguirono il guerriero al piano di sopra, altri invece si diressero alla stalla. Soltanto Murdra e Rauter rimasero nella sala. Il pirata si alzò dalla sedia e prese la sciabola dal tavolo. "E tu cosa farai?" chiese questo a Rauter.
"Vi darò un aiuto qui dentro, giusto?" disse Rauter. "Darò un'occhiata alla porta della cucina. Se entra qualcuno lo sbudello, nessun problema!"
Il pirata fece cenno di sì con la testa. "E tu?" chiese a Murdra.
"Io rimango in cucina", rispose con determinazione.
Il pirata scrollò le spalle, dopodiché si girò e si diresse verso il retro della sala, sparendo velocemente nella cantina del vino. Poco dopo Murdra sentì come il pesante trave, con cui di notte chiudeva la porta, veniva spostata pesantemente. Rauter si avvicinò alla porta della cucina, girò la chiave nella serratura e controllò che la porta fosse veramente chiusa. "Andrà tutto bene", disse per rincuorarla mentre tornava da lei al bancone.
E così iniziò l'attesa.

Dopo un'eternità Murdra cominciò a sentire dei passi ed un sommesso cozzare di armi dal cortile. Rauter si nascose dietro al bancone. "È meglio che tu vada a nasconderti, va bene?" sussurò, ma Murdra non ci pensava minimamente. Voleva vedere ciò che accadeva nella sua taverna. Pochi istanti dopo era ormai troppo tardi per cambiare idea. Con un forte rumore la porta venne scaraventata a terra ed una buona dozzina di guerrieri, con il simbolo del serpente rosso sul petto, entrarono improvvisamente. Due di loro portavano delle balestre, mentre gli altri erano armati con spade e mazze chiodate. Uno di loro scorse Murdra, si fermò in mezzo al salone e le rivolse un largo sorriso beffardo.
"Ehi Tock", tuonò, "guarda, quella andrebbe bene per te. È ancora più brutta della tua ultima donna!" Si avvicinò ridendo al bancone e si fermò davanti a Murdra. "Non c'è nessuno, eh?" chiese irridente. Murdra scosse la testa in fretta. Il guerriero rise di nuovo e sputò sul pavimento davanti ai suoi piedi. "Ci pensiamo noi a scacciarli dal buco in cui si nascondono. Se serve daremo fuoco alla baracca!" ringhiò, facendo scattare la mano oltre il bancone e prendendo Murdra per la gola, facendola tossire ed annaspare per l'aria. "Hai visto uno schifoso guerriero dalla pelle nera, con una grande ascia? Oppure uno che somiglia ad un ladro con una sciabola costosa?" Murdra non riusciva a prendere aria. "Non farmi perdere tempo, sputa il rospo! Forse lasceremo in piedi la tua casetta." Il guerriero rilasciò di poco la presa su Murdra. Lei tossì e finalmente prese respiro. Al di sopra della sua testa sentì dei passi veloci e pesanti sul pavimento di legno, dopodiché un forte scricchiolio e del legno spezzarsi.
Improvvisamente l'intera balaustra del soppalco cadde in basso verso la sala, prendendo il guerriero che si trovava davanti a Murdra proprio sulla testa e facendogli colpire il bancone con la faccia. Il resto della ringhiera cadde su altri tre guerrieri. Due dardi attraversarono la sala senza colpire alcun bersaglio. Pochi istanti dopo il guerriero nero saltò dalla balconata urlando come un selvaggio, scagliando a terra un avversario col manico della sua ascia prima ancora di toccare terra.
"Io sono Gorn", tuonò il guerriero nero caricando un potente colpo con la sua ascia. "E tu?" Il guerriero che si trovava davanti a lui non ebbe il tempo di rispondere. Cercò di sollevare lo scudo, ma era troppo lento. L'ascia bipenne del guerriero lo colpì con un rumore sordo all'elmo e lo scaraventò da parte. Gli altri aggressori si ritrasserò velocemente, verso la porta della cantina dalla quale però uscì improvviamente l'amico del guerriero nero brandendo la sua sciabola. Anche Rauter si alzò dal suo nascondiglio e si scaraventò su uno dei guerrieri che cercava di divincolarsi da sotto alla pesante ringhiera.
"Mi piace questo casino!" urlò il guerriero nero, facendo roteare l'ascia davanti a se.

Anche dal cortile ora si poteva sentire il rumore del combattimento. Murdra fissava il guerriero che stava disteso sul suo bancone, le braccia che si muovevano ancora, e la massa polposa che una volta doveva essere la sua testa. Sentiva il gusto amaro della bile in bocca. Fuori da qui, pensò. Si diresse velocemente verso la porta della cucina, facendo girare la chiave nella toppa.
Non appena aveva aperto la porta, un'ombra scura le saltò addosso dalla nebbia dell'esterno. Murdra istintivamente menò un colpo con la gamba di legno, prendendo l'aggressore sul lato del suo elmo. Questo inciampò. Murdra colpì una seconda volta, stavolta in pieno viso. L'aggressore cadde in ginocchio, sanguinando dal naso e guardando Murdra con gli occhi pieni di dolore. Murdra voleva sfruttare l'occasione per stenderlo definitivamente, ma l'uomo riuscì ad afferrare le cinghie di cuoio della gamba ed a strappargliela dalla mani. Murdra attraversò la porta e fuggì nella nebbia, seguendo il sentiero che girava dietro alla sua taverna. Accanto riusciva a scorgere la palizzata che circondava la sua casa, mentre sentiva le urla provenire dal cortile. Soltanto ora pensò nuovamente alla gamba di legno. Persa ed andata, per sempre, pensò. Ed io che volevo salvarla. Ora era troppo tardi. Dietro di lei sul sentiero poteva sentire imprecazioni sommesse e passi veloci. Mi insegue, il bastardo, pensò Murdra abbandonando il sentiero. Proseguì correndo verso la salita che portava alla foresta. Poco dopo aveva raggiunto i primi alberi.
Mentre cercava di passare oltre una grande roccia, venne presa e scagliata a terra. Voleva urlare, ma una forte mano le chiudeva la bocca. D'un tratto scorse il viso familiare di Craglan davanti a se. Questo si teneva l'indice davanti alle labbra e sussurrava: "Psst!" Il rumore di rami spezzati attraversò la nebbia, che si dileguò brevemente per mostrare il guerriero salire verso la foresta. Craglan tolse il dito dalle labbra ed indicò il guerriero. Delle frecce sibilarono attraverso la notte nebbiosa. Trapassato da diverse frecce, l'uomo si accasciò gorgliando e poi rotolò all'indietro per alcuni metri. Craglan tolse la mano dalla bocca di Murdra. "Ce n'è di più?" sussurrò.
"Non lo so", sussurrò Murdra. Per un po' cercò di ascoltare i rumori della notte. Il pendio si distendeva silenzioso davanti a loro, solo in lontananza si sentivano i rumori dello scontro.
"È andata per sempre. Perduta", singhiozzò Murdra d'un colpo.
"Cosa?" chiese Craglan.
"La gamba di Belgor", rispose lei. "L'ho fatta cadere, in cucina. Volevo portarla con me, l'avevo giurato. Adesso la bruceranno insieme alla taverna."
"Non penso che succederà", rispose Craglan alzandosi. "Ascolta!"
Dalla taverna si sentivano delle urla di giubilo. Sembrava che lo scontro fosse finito e la battaglia fosse vinta. Murdra saltò in piedi e sgambettò giù per il pendio. Appena raggiunta la porta dell'ingresso vide il pirata in mezzo alla sala. Teneva la gamba di legno di Belgor in mano.
"Questa appartiene a te, non è vero?" chiese. Murdra annuì, voleva finalmente averla nuovamente nelle sua mani. "Sembra veramente ben fatta", disse il pirata e gliela porse. Murdra prese l'oggetto e lo accarezzò con la mano piatta. Ogni singola tacca le sembrava familiare. "Il re Ethorn l'ha fatta costruire, per mio marito", disse con voce triste.
"Capisco", disse il pirata.
Lei gli porse la sua mano. "Io sono Murdra."
"Diego", ribattè il pirata stringendole la mano.

Diego
Non un pirata

Tradotto in italiano da Lck.

< Alla Taverna della Cleaved Maiden...