Morto è morto

Di Hans-Jörg Knabel.

(Versione originale)

Bandiera di Setarrif
Bandiera di Setarrif.

Erano tornati; non tutti, ma molti. Murdra appoggiò la brocca e prese il vassoio con i boccali di idromele dal bancone, tornando in fretta ai tavoli attorno ai quali si accalcavano curiosi i combattenti della gilda. “Largo!” urlava insinuandosi tra i robusti uomini fino a raggiungere gli avventori ritornati dalla guerra.
I boscaioli sembravano stanchi, estenuati e mezzi morti. Indossavano delle armature leggere ormai consunte, decorate dallo stemma di Lord Gawaan. Sangue, fuliggine, terra e polvere erano rimasti incrostati sia sulla stoffa che sulla loro pelle. Non ce n'era uno tra di loro che non fosse in qualche modo ferito. Le loro ferite erano ricoperte da dei bendaggi sporchi. La gamba di Grengar era immobilizzata da una stecca di legno.
“Non farti pregare, Grengar” tuonò Rauter mentre Murdra appoggiava il vassoio sul tavolo. “Racconta!”
Grengar scuoteva la testa. “Mi fanno male ancora tutte le ossa, Rauter” sospirò, “e la mia bocca è ancora del tutto secca.”
“Beh, allora appoggia quella gamba e bevici su!” Rauter afferrò un boccale dal vassoio e lo mise saldamente in mano a Grengar.
Grengar seguì il suo consiglio. Appoggiò la gamba ferita su di uno sgabello e prese un lungo sorso di idromele. Poi sospirò: “Cosa vuoi sapere?”
“Tutta la storia” rispose Rauter.

Di nuovo Grengar si mise a scuotere la testa. “Non mi basterebbe l'intera notte e sono stanco morto”, rispose sbadigliando. “Siamo soltanto tornati per dirvi che siamo ancora in vita.”
“E per avvertirvi di non venirci a picchiare come dei ladri quando torniamo nelle nostre case” aggiunse uno dei boscaioli.
Grengar annuì. “Anche per quello”, disse.
“Allora raccontate almeno come avete fatto a fuggire” incalzò Rauter.
Grengar prese un altro lungo sorso d'idromele. “E va bene” sospirò. “Era ieri, all'alba. I paladini ci avevano attaccati in gran numero nel burrone, riuscendo a sfondare molte postazioni; anche la nostra. Abbiamo combattuto, uomo contro uomo, ma eravamo troppo deboli e saremmo sicuramente stati sterminati se non fosse che Gawaan stesso è venuto a caricare i paladini con i suoi cavalieri, ricacciandoli indietro.” Gemette brevemente, toccandosi la gamba. “Quando la nostra posizione era di nuovo libera, ci hanno ordinato di portare i feriti ai guaritori della Valle del Sangue. L'abbiamo fatto e ci siamo fatti medicare anche noi, ma poi ci siamo accorti che non c'erano guardie lì a poterci costringere a tornare indietro. Per cui ce ne siamo andati, così, attraverso la foresta. Lì abbiamo incontrato Craglan. Inizialmente ho pensato: 'Quel porco codardo!', perché si era rifiutato di condurre i suoi uomini in battaglia ed invece si era nascosto nel bosco. Ma poi sono stato felice di averlo incontrato. Ci ha condotti attraverso la Valle del Sangue, fino a Stewark.”
Grengar mise nuovamente il boccale alla bocca. Stava per continuare il racconto, quando la porta della taverna si aprì cigolando. Grengar si zittì e fissò la porta. Murdra fece lo stesso e vide Liesela attraversare l'uscio, con passo lento e titubante, come se temesse di entrare nella sala. Grengar sospirò sommessamente e si nascose il viso tra le mani. Liesela si allungò e cercò di dare un'occhiata al gruppo dei ritornati. Poi si avvicinò.
“Dov'è Lorn?” chiese con voce tremante, raggiungendo il tavolo dei boscaioli.
Grengar alzò la testa. “Non è qui”, rispose con voce sommessa, mettendosi in piedi grugnendo per il dolore. Le labbra di Liesela tremavano. Grengar le mise entrambe le mani sulle spalle. “È morto”, disse tetro.
“Morto”, sussurrò Liesela, mentre un bisbiglio passò tra le fila dei combattenti. Delle lacrime le scesero lungo le guance. Grengar fece come per abbracciarla, ma lei lo scostò. “Non può essere morto”, disse in un sussurro. “Saprei se fosse morto. Lo sentire qui!” Si bussò sul petto. “Hai visto con i tuoi occhi com'è morto?”
Grengar scosse la testa. “No”, disse, “ma...”
Liesela non lo lasciò finire. “Allora”, sibilò voltandosi dall'altra parte e correndo in direzione della porta singhiozzando. Grengar la seguì con lo sguardo finché non fu uscita dalla taverna. Murdra non riusciva più a sentire altro che i suoi passi veloci ed i suoi singhiozzi allontanarsi nel cortile.

“Cos'è successo agli altri pescatori?” chiese Rauter dopo un lungo silenzio.
“Anche loro sono morti”, rispose Grengar.
“Cos'è successo?”
“Chiedilo a lui”, rispose Grengar indicando un giovane ragazzo che indossava la stessa armatura dei boscaioli ed aveva un aspetto egualmente trasandato, ma che Murdra non conosceva. “Era con la loro unità e ci ha raccontato la fine che hanno fatto.”
“Dunque: cos'è successo?” chiese Rauter una seconda volta, rivolto allo sconosciuto.

Vecchie rovine.
Vecchie rovine.

Il ragazzo scrollò le spalle. “Grengar ha raccontato quasi tutto” disse. “Eravamo più in profondità nel burrone, con sole due postazioni tra di noi ed il nemico. Potevamo vedere chiaramente i paladini massacrare gli uomini davanti a noi. Poi sono avanzati verso di noi, quei maledetti cani. Il cavaliere di Setarrif dietro di noi ha urlato che dovevamo mantenere la postazione, poi un dardo lo ha inchiodato contro un albero. Allora me la sono fatta addosso e sono scappato come un coniglio. Gli altri sono rimasti, forse credevano di poter tenere veramente la postazione, e sono stati trucidati. Anche i vostri pescatori.”
“Li hai abbandonati dunque?!” tuonò Rauter.
Lo sconosciuto annuì in silenzio. “Sì, l'ho fatto”, rispose. “È per quello che sono ancora in vita ed i vostri amici sono morti.”
“Codardo! Ratto!” strillò Rauter tirandosi su le maniche della camicia. “Ti riduco in poltiglia!” Fece un paio di passi verso il ragazzo, ma Grengar lo trattenne.
“Lascialo in pace”, disse con voce salda.
“Perché dovrei?” esclamò Rauter.
“Perché voi combattenti della gilda siete ancora qui in giro ad ubriacarvi mentre gli altri muoiono”, iniziò Grengar sommesso, ma con un tono acido, “e perché non è colpa sua. Un uomo in più non avrebbe salvato i nostri amici.”
“Ma non può assicurarci che siano morti veramente”, disse Rauter, senza badare alle parole di Grengar. “Del resto non ha occhi sulla schiena, giusto?”
“La loro postazione è stata travolta dai paladini, non hanno fatto prigionieri”, disse Grengar. “Credigli: sono morti.”
Rauter sbuffò per la frustrazione e lasciò pendere le braccia lungo il corpo.
Morto è morto, pensò Murdra. Cosa ci si potrà mai fare? Sentiva le lacrime che le salivano negli occhi, ma doveva pensare agli affari. Si morse il labbro inferiore e cominciò a pensare ai possibili acquirenti delle barche dei pescatori. Le venne un'idea e cominciò ad annuire triste, ma con soddisfazione.

Tradotto dal tedesco da Lck.

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